Il blocco degli autotrasportatori mostra i suoi effetti anche tra gli scaffali dei supermercati.
Cinque giorni di protesta contro il caro carburante e un disagio che, da problema di approvvigionamento, sta diventando sociale. A Napoli, Caserta e Salerno, tanto in città quanto in provincia, si lavora sulle scorte: quelle dei negozi e quelle che le famiglie cominciano ad accumulare nelle dispense.
A raccontare la situazione sono soprattutto i prodotti che non ci sono più.Le uova sono difficili da trovare, la carne scarseggia, i frigoriferi mostrano interi comparti vuoti e, in alcuni supermercati, anche i banchi della verdura sono sprovvisti di merce.
Ma la fotografia di questi giorni è fatta anche di quello che, invece, finisce nei carrelli.
Pasta, riso, farina, conserve, latte a lunga conservazione, acqua. Prodotti che si conservano, che rassicurano. Torna la spesa della paura, quella vista durante il Covid, con file alle casse e carrelli pieni oltre il necessario."Stiamo razionando le consegne", spiegano alcuni direttori di punto vendita nel salernitano. "I camion arrivano a singhiozzo, la piattaforma del fresco è in ritardo di 24-48 ore". I prodotti più deperibili sono i primi a saltare: yogurt, latte fresco, insalate in busta.
L'effetto è a catena. Meno trasporti, meno rifornimenti, più corsa all'accaparramento. E sui prezzi, il timore di nuovi rincari. I banchi vuoti non sono ancora emergenza, ma sono un segnale. Il segnale che quando si ferma il trasporto, si ferma il Paese.
