Adesione di una parte del personale docente e ricercatore dell'Università degli studi di Salerno
Il 30 ottobre, in concomitanza con lo sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro il riarmo e l’economia di guerra, si svolgerà lo sciopero generale che interesserà diversi comparti produttivi, compresi quelli dell’istruzione e dell’università. Nell’ambito di questa mobilitazione, una parte del personale docente e ricercatore dell’Università degli Studi di Salerno aderirà allo sciopero e parteciperà alle manifestazioni pubbliche, tra cui quella prevista a Salerno, con partenza alle ore 9 dal piazzale della stazione ferroviaria
Le ragioni della mobilitazione riguardano non solo il peggioramento delle condizioni materiali di vita, ma anche il nesso tra le politiche di riarmo, l’economia di guerra e il progressivo ridimensionamento delle risorse destinate ai servizi pubblici.
Per l’università, tali questioni si intrecciano con il definanziamento strutturale del sistema, la precarietà di troppi ricercatori e ricercatrici e le difficoltà nel rendere effettive le condizioni per il diritto allo studio. A ciò si aggiunge la crescente integrazione tra la ricerca civile e quella militare, che solleva interrogativi sulle finalità della produzione scientifica e sulla sua autonomia rispetto agli interessi dell’industria bellica e dell’ecosistema militare.
Lo sciopero internazionale proclamato in oltre cento scali (con lo slogan "I portuali non lavorano per la guerra"), costruito sin dalle mobilitazioni del 2024-25 contro le politiche genocidarie e di pulizia etnica in Palestina (come confermato, da ultimo, il 14 ottobre 2026 dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sui Territori palestinesi occupati delle Nazioni Unite), assume, in questo quadro, un significato particolare, collegando la contestazione delle politiche di riarmo alle condizioni materiali e produttive che sostengono l’economia di guerra. La convergenza tra le mobilitazioni dei lavoratori portuali, le lotte contro il carovita e le iniziative nei settori dell’istruzione e della ricerca consente di mettere in relazione il peggioramento delle condizioni di vita con le trasformazioni economiche e politiche legate alla militarizzazione della società, della formazione e della ricerca.
Riteniamo necessario partecipare a questa mobilitazione insieme alle altre lavoratrici e agli altri lavoratori, alle studentesse e agli studenti, per ampliare le convergenze tra le lotte sociali, del lavoro e contro il riarmo. Difendere e rilanciare una sanità, una scuola e un’università pubbliche, accessibili e democratiche significa anche rivendicare condizioni di lavoro dignitose e un sistema della ricerca pubblica autonomo, capace di rispondere ai bisogni della società e non subordinato agli interessi militari e bellici.
Comunicato del personale docente e dei ricercatori dell'Unisa che aderiscono allo sciopero
