L’appuntamento è per domenica 17 maggio 2026 al Teatro Comunale Mario Scarpetta. Una giornata di studio e talento per onorare la memoria di Federica e sostenere il futuro dei giovani ballerini.
Il countdown è ufficialmente iniziato: domenica 17 maggio 2026, il sipario del Teatro Comunale Mario Scarpetta di Sala Consilina si alzerà per la quarta edizione della Rassegna di Danza “Federica Tropiano”.
L’evento, a cura dell’Associazione 21 Passi, onora il ricordo di Federica Tropiano, la giovane ballerina di Teggiano scomparsa prematuramente nel 2020, e trasforma il suo sogno in un’opportunità concreta per tantissimi ragazzi e ragazze che hanno la possibilità di progredire nella loro formazione artistica grazie al sostegno delle borse di studio messe in palio.
La grande novità di quest’anno è la partecipazione straordinaria del Maestro ed étoile internazionale Raffaele Paganini. Icona della danza mondiale, Paganini non solo siederà in giuria, ma terrà uno stage esclusivo durante la giornata dell’evento: un’occasione irripetibile per gli allievi di studiare e perfezionarsi con una leggenda del balletto classico prima di calcare il palco della rassegna.
A valutare le esibizioni di solisti, passi a due e gruppi nelle discipline Classico, Moderno, Contemporaneo, Hip Hop e Latin Style, sarà una commissione di altissimo profilo. Accanto a Raffaele Paganini, tornano i giurati storici della manifestazione: Gabriele Manzo, Antonio Barone e Demis Autellitano.
A rendere la giornata ancora più speciale sarà il ritorno di Pierpaolo Monzillo. Già plurivincitore nelle scorse edizioni, Pierpaolo torna a casa per condividere il suo percorso che lo ha portato fino al banco della scuola di "Amici”.
In palio diverse borse di studio per un valore complessivo fino a € 1.200, disponibili anche grazie al prezioso supporto dell’Associazione Monte Pruno Giovani, da sempre attenta a valorizzazione le nuove generazioni.
“Siamo arrivati alla quarta edizione con la stessa emozione del primo giorno, ma con una consapevolezza sempre maggiore,” dichiara Ilaria Tropiano, presidente dell’Associazione 21 Passi. “La partecipazione di un maestro come Raffaele Paganini è un regalo immenso per i partecipanti e un onore per noi. Ogni passo fatto su questo palco è un modo per far continuare a danzare Federica e contribuire concretamente al futuro dei giovani partecipanti.
L’evento è gratuito e gode del patrocinio del Comune di Sala Consilina.
Sarà ad Ottati, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, a 1400 metri di altitudine ed interesserà una fustaia di faggio con importanti caratteristiche in termini forestali e di biodiversità.
Presentazione – Venerdì 15 Maggio – Ore 10 – ad Ottati – Rifugio Panormo – Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni.
Saranno presenti tra gli altri anche il sindaco di Ottati, Elio Guadagno, Vincenzo Rosolia, Presidente della Comunità Montana Alburni, Giuseppe Coccurullo, Presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e Alburni, Vincenzo Luciano, Presidente Uncem Campania, Renato Aurigemma, Consigliere della Earth Sensing Srl, Lina Piccolo, Vicepresidente Confindustria Salerno, Angelo Marciano, Generale Carabinieri Forestali in congedo.
Interverrà Enzo Maraio, Assessore alla Promozione del Territorio e Transizione Digitale della Regione Campania.
Francesca Spera, architetta e presidente dell'associazione Gattapone Aps, ideatrice del progetto, ha ricordato i quattro incontri scientifici dedicati all'attualità e alle sfide del futuro.
Paolo Cardullo, ricercatore dell'università Oberta della Catalogna, volontario e attivista della Flotilla, ha ricordato la manifestazione in programma domani, sabato 9 maggio a Barcellona.
Lanciata la Nuova pubblicazione “EPPUR SIAM SOLI - La salute mentale dei genitori nella prima infanzia: una questione di salute pubblica e di diritti di bambine e bambini” e un sondaggio realizzato da Youtrend su oltre 8.900 rispondenti.
A conclusione della Settimana Europea della Salute Mentale (4-8 maggio), l’UNICEF Italia lancia i risultati di un nuovo sondaggio realizzato da Youtrend su un campione di oltre 8.900 rispondenti[1], nell’ambito della pubblicazione “EPPUR SIAM SOLI - La salute mentale dei genitori nella prima infanzia: una questione di salute pubblica e di diritti di bambine e bambini” sul tema della solitudine genitoriale, scaricabile qui.
Secondo il sondaggio, essere genitori è stato più difficile del previsto per più della metà dei rispondenti, in particolare per il 72% delle donne e per il 56% degli uomini. La solitudine genitoriale è più comune tra le donne: il 65% delle rispondenti ha dichiarato di aver provato senso di solitudine o isolamento rispetto al 40% degli uomini; il 57% delle donne ha dichiarato di aver provato tristezza senza apparente motivo, il 20% fra gli uomini; il 57% delle donne ha provato la sensazione di non farcela, il 40% fra gli uomini; il 39% delle donne ha dichiarato di sentirsi spesso o quasi sempre in colpa, rispetto al 19% degli uomini; il 44% delle donne sente che la cura condivisa col partner sia poco o nulla, rispetto al 17% degli uomini.
“I dati che presentiamo oggi offrono un importante spunto di riflessione sulla percezione delle genitorialità. Secondo il sondaggiooltre il 60% dei futuri genitori hanno dichiarato di sentirsi molto o abbastanza preparati a diventare genitore, tuttavia, il 79% delle donne e il 63% degli uomini dichiarano che la vita di un neogenitore in Italia non è facile. Il sostegno alla genitorialità deve essere accessibile a tutte le famiglie.” – ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia. “Offrire supporto in modo universale significa riconoscere che la salute mentale dei genitori, la possibilità di non sentirsi sole e soli nel post‑parto e nei primi anni da genitore, la condivisione dei carichi di cura e l’accesso ai servizi educativi sono bisogni comuni, che attraversano l’esperienza genitoriale indipendentemente dallo status sociale o lavorativo”.
Alcuni dati del sondaggio:
In relazione alla gravidanza o al percorso di adozione: fra le donne oltre il 57% ha dichiarato di frequentare corsi di accompagnamento alla nascita/adozione, gli uomini sono il 49%. Fra le principali preoccupazioni prima della nascita o adozione: la salute del bambino (indicata dal 56% delle donne, dal 60% degli uomini); non essere all’altezza come genitore (55% donne, 52% uomini); l’impatto sulla vita di coppia (34% donne, 44% uomini); l’impatto sulla carriera lavorativa (33% donne, 16% uomini); non avere abbastanza aiuto da familiari o amici (31% donne, 21% uomini), difficoltà economiche (30% donne, 33% uomini).
Per quanto riguarda le percezioni dopo il parto o l’adozione: circa il 75% dei neogenitori hanno dichiarato di vivere in uno stato di stanchezza continua; il 60% delle donne il 58% degli uomini di provare o aver provato un senso di irritabilità o rabbia; il 51% delle donne e il 34% degli uomini Ansia o preoccupazione; il 18% delle donne e 13% degli uomini distacco emotivo dal bambino.
Alla domanda: ti capita di sentirti in colpa perché pensi di non essere un genitore abbastanza bravo? Il 47% (sia per gli uomini sia per le donne) ha dichiarato qualche volta, il 32% delle donne e il 17% degli uomini spesso, il 7% delle donne e il 2% degli uomini quasi sempre, solo il 12% delle donne e il 23% degli uomini raramente e il 2% delle donne e l’11% degli uomini mai.
Oltre l’85% delle neomamme e più del 60% dei neopapà si sono sentiti giudicati come genitore: dai suoceri il 47% delle donne e il 30% degli uomini; dalla società il 45% delle donne e 27% degli uomini; dai genitori il 37% delle donne e il 35% degli uomini; da genitori di altri bambini il 17% delle donne e il 19% degli uomini; da amici il 16% delle donne e il 15% degli uomini; da operatori sanitari (pediatra, ginecologo, ostetrica, ecc..) il 15% delle donne e l’8% degli uomini.
In relazione alla conciliazione fra lavoro e la cura del figlio/a: oltre il 74% delle donne afferma che è abbastanza o molto difficile, rispetto al 64% degli uomini.
Per stare meglio i genitori chiedono:congedi parentali più lunghi o meglio retribuiti (27% per le donne, 28% per gli uomini), maggiore flessibilità lavorativa - smart working, orari ridotti – (22% per le donne e 23% per gli uomini); più servizi per la prima infanzia accessibili e gratuiti - asili nido, consultori – (il 19% per le donne, 28% per gli uomini); cambiamento culturale con maggiore uguaglianza nei ruoli di coppia (12% per le donne, 7% per gli uomini); supporto psicologico gratuito per i neogenitori (il 9% per le donne, 6% per gli uomini).
La salute mentale dei genitori è una precondizione necessaria per lo sviluppo e il benessere psicosociale dell’infanzia. Diventare genitori può aumentare anche il senso di solitudine, si possono ridurre le occasioni di socialità, si modificano le relazioni esistenti, emergono sensazioni quali la percezione di fallimento individuale, inadeguatezza rispetto a modelli culturali irrealistici e la paura del giudizio, rendendo più difficile richiedere il supporto necessario. Inoltre, la solitudine dei genitori potrebbe trasformarsi in un disagio cronico, fattore di rischio per la salute mentale, in particolare per le famiglie che già vivono in condizioni di vulnerabilità.
Per questo, l’UNICEF Italia per supportare neogenitori e famiglie raccomanda di:
Riconoscere la salute mentale dei genitori come una questione di salute pubblica;
Garantire continuità assistenziale post-parto e integrare la salute mentale nei servizi territoriali;
Investire in congedi paterni e politiche family-friendly per contribuire al riequilibrio dei carichi di cura;
Rafforzare i servizi educativi pubblici per la prima infanzia e promuovere un accesso equo al nido.
[1] Il campione comprende 8.983 interviste realizzate con metodologia C.A.W.I. fra il 14 e 23 aprile 2026 su popolazione maggiorenne residente in Italia con almeno una delle seguenti caratteristiche: figli fra gli 0 e i 6 anni; una gravidanza in corso oltre la 20° settimana; procedura di adozione in corso in fase avanzata.
Paulo Coelho, per molti era “un problema”. Un ragazzo fuori schema, difficile da comprendere. Per questo fu rinchiuso in ospedali psichiatrici. Anni dopo, quello stesso ragazzo avrebbe scritto L’Alchimista, un libro capace di raggiungere oltre 150 milioni di lettori nel mondo. Ma ridurre tutto al successo sarebbe un errore. Questa è, prima di tutto, una storia di ricerca.
Da giovane non corrispondeva a ciò che la famiglia si aspettava. Avrebbero voluto per lui una vita ordinaria, una professione sicura, un percorso lineare. Lui invece era attratto dall’arte, dalla libertà, da una dimensione più profonda dell’esistenza. Nel Brasile degli anni Sessanta, un’inclinazione del genere veniva vista con sospetto. Non come un talento, ma come una deviazione.
Fu così che arrivarono i ricoveri forzati. Tre volte. Trattamenti invasivi, isolamento, elettroshock. Per chi gli stava intorno era un tentativo di “normalizzarlo”. Per lui, paradossalmente, fu l’inizio di una presa di coscienza. Una volta fuori, maturò una decisione netta: non avrebbe più modellato la propria vita sulle aspettative altrui.
Gli anni successivi furono intensi. Collaborazioni artistiche, musica, guadagni, esperienze. Eppure, qualcosa continuava a mancare. Il desiderio più autentico diventare scrittore restava irrealizzato. La svolta arrivò a 38 anni. Decise di mettersi in cammino lungo il Cammino di Santiago. Un viaggio lungo centinaia di chilometri, fatto di fatica, silenzi e riflessioni.
Ci sono momenti, durante un percorso così, in cui tutto pesa: il corpo, i pensieri, i dubbi. E altri in cui, improvvisamente, qualcosa si chiarisce. Fu proprio lì che nacque una nuova consapevolezza. L’idea che ogni individuo abbia un proprio destino da seguire, una direzione unica. E che il mondo, in qualche modo, favorisca chi trova il coraggio di inseguirla. Rientrato da quell’esperienza, iniziò a scrivere. Nel 1987 completò in poche settimane il suo romanzo, L’Alchimista.
Racconta una storia essenziale: un giovane pastore andaluso, un sogno ricorrente e un viaggio alla ricerca di un tesoro. È un racconto simbolico sul destino, sulla “leggenda personale” e sul coraggio di seguire la propria strada. E porta a una scoperta inattesa: ciò che si cerca lontano, spesso è già vicino.
L’inizio, però, fu tutt’altro che promettente. La prima pubblicazione passò inosservata. Poche copie vendute, scarso interesse. L’editore rinunciò. Una battuta d’arresto che avrebbe fermato molti. Non lui. Decise di riprovarci, trovando un nuovo editore e ripartendo da zero. Questa volta accadde qualcosa di diverso. Il libro cominciò a circolare spontaneamente. Da lettore a lettore. Senza campagne, senza strategie di marketing.
Cresceva lentamente, ma in modo costante. Dal Brasile si diffuse in America Latina, poi negli Stati Uniti, fino a raggiungere ogni parte del mondo. Oggi L’Alchimista è considerato uno dei libri più letti a livello globale: ha superato i 150 milioni di copie vendute, è stato tradotto in oltre 80 lingue ed è pubblicato in più di 170 Paesi. Continua da decenni a essere ristampato e viene spesso regalato nei momenti di cambiamento, come simbolo di ricerca e rinascita. Il motivo del suo impatto è semplice. Non racconta solo una storia. Racconta un’esperienza condivisa. Parla di chi si sente fuori posto. Di chi cerca un significato. Di chi cade, ma sceglie comunque di proseguire.
Il messaggio che lascia è diretto: per ritrovare se stessi, a volte è necessario allontanarsi; per comprendere ciò che conta, bisogna attraversare l’incertezza; e, soprattutto, non smettere di andare avanti. Perché è proprio nel cammino che, spesso, si trova la risposta. E sono contento di averlo incontrato circa 30 anni fa, quando venne in Italia, a Domenica In, Rai 1, per promuovere il suo libro.