I fondi di caffè non sono più solo fertilizzante da balcone. Un gruppo di ricercatori coreani del Korea Institute of Geoscience and Mineral Resources li ha trasformati in biochar, una sostanza che aiuta a catturare CO₂.
La ricerca è stata pubblicata il 1° giugno su Chemical Engineering Journal.
Come funziona
I fondi vengono bruciati a 900°C con fiamme ad alta temperatura. In 90 secondi diventano biochar, un materiale simile al carbone vegetale.
È un processo molto più veloce ed efficiente rispetto ad altri scarti organici, perché i fondi sono già poco umidi.
Perché è utile
Più energia, meno inquinamento: il biochar da caffè ha un potere calorifico di 29 MJ/kg, contro i 15-20 MJ/kg del legno. A 900°C si elimina anche lo zolfo, responsabile dell’anidride solforosa.
Spugna naturale: al microscopio è pieno di pori. Trattiene acqua e nutrienti nel suolo, migliorando la qualità dei terreni.
Cattura carbonio: con la pirolisi il 30-60% del carbonio dei fondi resta “fissato” nel biochar. Seppellito, si degrada molto lentamente e non rilascia CO₂ in atmosfera. Aiuta quindi a ridurre l’effetto serra.
Il contesto
Ogni anno nel mondo si producono 10 milioni di tonnellate di fondi di caffè, che finiscono per lo più in discarica.
Ovviamente il biochar da solo non compensa le emissioni dei combustibili fossili. Ma gli esperti lo considerano una delle tecnologie a “emissioni negative” più promettenti: valorizza uno scarto, migliora i suoli e immagazzina carbonio a lungo.
